IL PATT PRESENTA IL PROGRAMMA DI AUTONOMIA IN PROGRESS

Il cacciavite in una mano per risolvere i piccoli o grandi problemi quotidiani dei nostri cittadini, il cannocchiale nell’altra per avere sempre l’orizzonte e la visione di una politica che è chiamata a misurarsi con la sfida del Governo e dell’Autonomia.

Conferenza stampa presentazione Autonomia in progress

Alla partecipatisisma Convention del luglio 2015 al teatro di SanbaPolis, il PATT aveva lanciato una sfida ambiziosa: in una delicata fase per il Trentino, tra la crisi economica ed i pesanti attacchi verso la nostra Autonomia, si avvertiva l’esigenza di chiedere alla politica di aprire un dibattito aperto e coraggioso con tutti coloro, persone o aggregazioni, che si fossero resi disponibili a guardare avanti, superando la logica delle contrapposizioni ideologiche e strumentali, con il coraggio di ricercare insieme le soluzioni più idonee e le strategie operative più adeguate per attuarle, per amministrare il Trentino di oggi e costruire il Trentino del futuro, mettendo in relazione la soluzione dei problemi contingenti con una solida visione del futuro.

Ora, ad un anno di distanza, i tavoli tematici che proprio da SanbaPolis avevano preso il via e che sono stati capaci di coinvolgere esperti qualificati, esponenti della politica e delle categorie sociali ed economiche, semplici cittadini, sono giunti al primo traguardo del proprio lavoro. Proprio grazie al loro impegno sono state predisposte cinque pubblicazioni, che, partendo dalla situazione attuale ed entrando nel merito dei problemi e delle sfide da affrontare, analizzano le possibilità di sviluppo e di miglioramento e avanzano alcune proposte operative pronte per essere tradotte in progetti o in atti legislativi.

Un’occasione, quindi, per alimentare il dibattito fra mondi complementari che spesso non riescono a comunicare fra loro: quello della politica e dell’amministrazione con quello accademico e soprattutto con quello della cosiddetta società civile. Ne sono nati cinque tavoli tematici (Autonomia e Consulta, Istruzione e Cultura, Economia e Lavoro, Territorio e Infrastrutture, Salute e Welfare), ai quali si è aggiunto recentemrnte quello su Agricoltura e Montagna, ciascuno coordinato da un consigliere provinciale, perché ai consiglieri spetta il compito della sintesi politica e della traduzione delle tante sollecitazioni sul piano istituzionale. Tavoli ai quali si sono seduti assieme esperti e semplici cittadini, che non hanno mancato di portare punti di vista originali e degni d’attenzione, dimostrando, ancora una volta, che quando la politica sa aprirsi, la risposta, in termini di partecipazione ed entusiasmo, è sempre significativa.

Oggi viene presentato ufficialmente il risultato di quasi un anno di lavoro, nel quale, come è giusto che sia in tutti i confronti che sanno entrare nel merito dei contenuti, non sono mancati momenti di scontro o di dissenso tra i vari partecipanti, a riprova di un percorso reale, intenso e mai di facciata. Queste pubblicazioni sono solo la prima tappa e non un punto d’arrivo. È da qui che riparte l’iniziativa del Gruppo consiliare del PATT. Ed è con questo metodo che il PATT intende continuare a lavorare, per una politica della partecipazione, dell’ascolto, dell’inclusione.

Un lavoro impegnativo, che ha visto il Gruppo del PATT al lavoro per mesi e che ci ha portato a confrontarci a tutto campo con la comunità, le categorie economiche, le associazioni, il mondo della formazione. Ricordiamo solo i relatori, ma in calce alle pubblicazioni sono riportati tutti i nomi di chi ha fornito il proprio contributo: Annibale Salsa, Paolo Pombeni, Francesco Palermo, Mariangela Franch, Giorgio Casagranda, Flavio Guella, Franco Janeselli, Stefano Ciurnelli, Bruno Zanon, Loris Taufer, Federico Samaden, Emanuela Rossini, Giuseppe Ferrandi, Marco Collini, Daniela Roner, Patrizia Pace.

Dalle cinque riunioni tenute in Sala Rosa della Regione, a cui hanno partecipato oltre cinquecento persone, ha preso avvio un interessante dibattito con l’intento di raccogliere il maggior numero di riflessioni e di opinioni, anche critiche, attraverso l’indirizzo di posta elettronica patt@trentinocoraggioso.it. I risultati degli incontri sono ostati raccolti in cinque agevoli pubblicazioni, il cui coordinamento editoriale è stata curato da Eleonora Angelini, che oggi presentiamo e che sono publbicate anche sulla pagina del Gruppo consiliare del sito internet www.patt.tn.it.

E’ questo il concetto di “Autonomia in progress” che stava alla base della Convention di SanbaPolis e che sta alla base anche dei tavoli di lavoro che resteranno attivi come osservatorio privilegiato dell’attività del Gruppo consiliare del PATT, ma soprattutto come occasione di confronto aperto e di elaborazione programmatica continua.

A conclusione della prima fase di lavoro e per presentare pubblicamente i risultati dei lavori dei tavoli, sono state organizzate cinque serate tutte presso la Sala Rosa della Regione a Trento alle ore 20:

- Tavolo Istruzione e Cultura (coordinato da Chiara Avanzo) – giovedì 22 settembre 2016;

- Tavolo Autonomia e Consulta (coordinato da Lorenzo Baratter) – lunedì 26 settembre 2016;

- Tavolo Economia e Lavoro (coordinato da Luca Giuliani) – lunedì 03 ottobre 2016;

- Tavolo Territorio e Infrastrutture (coordinato da Lorenzo Ossanna) – martedì 11 ottobre 2016;

- Tavolo Sanità e Welfare (coordinato da Chiara Avanzo) – venerdì 14 ottobre 2016;

- Tavcolo Agricoltura e Montagna (coordinato da Graziano Lozzer) – in corso di attivazione.

Serate specifiche sono previste anche sul territorio e con le singole categorie interessate con confronto.

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Autonomia e Consulta

Per il Patt l’Autonomia non è una bandiera da esibire, ma un “modo di essere”, il senso e il fine della sua azione politica. Per questa ragione gli interessi del Trentino e delle sue comunità devono venir prima di quelli, pur legittimi, dello stesso partito e delle sue logiche interne. A questi principi non dovremo mai venir meno, stando ben attenti a non difenderli riproponendo visioni superate, che guardano ad un Trentino che non c’è più, ma affermando con coraggio visioni nuove, che interpretano il Trentino che vogliamo per l’oggi e per il domani.

L’Autonomia trentina non è solo fatta di norme, ancorchè costituzionali, e di risorse finanziarie. Il suo vero e importante fondamento è il modo di essere della sua gente, è la sua identità. Un’identità che affonda le proprie radici nella specificità della sua cultura, del suo essere zona di confine che ha unito realtà etniche diverse, ma ugualmente caratterizzate, per il loro passato storico, da una spiccata propensione all’autogoverno. Propensione che ha portato, in lunghi e sofferti passaggi, alla rivendicazione e all’ottenimento di un’autonomia che, dell’identità trentina, nel più ampio quadro della Regione Trentino Alto Adige Sudtirol, ha fatto la sua componente fondante e costituente emblematica. Altre quattro regioni, in seno al nostro Paese, si sono viste riconoscere uno status di Autonomie speciali, ma nessuna come il Trentino, insieme all’Alto Adige/Südtirol, è riuscita a fare di quello che molti ingiustamente ritengono un immeritato privilegio, un punto di forza, di orgoglio e spesso anche di esempio. Una consapevolezza che dobbiamo rinsaldare, rompendo la sindrome autopunitiva che troppo spesso ci tormenta e ci indebolisce.

Dobbiamo essere consapevoli che i valori identitari della responsabilità individuale e collettiva, della solidarietà sociale, dello spirito di iniziativa e della tensione verso i risultati di eccellenza, si sono tradotti in un modello virtuoso che noi per primi non sappiamo riconoscere e promuovere abbastanza. Certo, si può e si deve migliorare, ma senza autopunirci. Un’esigenza resa ancora più pressante dal clima di neocentralismo che ha ormai pervaso il resto del Paese. La riforma dello Statuto deve quindi essere la grande occasione per ribadire le ragioni della nostra Specialità, non solo guardando al passato, ma anche al presente e al futuro. Sulle pur imprescindibili ragioni storiche dobbiamo naturalmente insistere, ma dobbiamo anche andare oltre, rivendicando da un lato, il buon governo e gli indiscutibili, basta guardare le statistiche, risultati ottenuti in settant’anni di autogoverno, dall’altro, la lungimiranza delle soluzioni via via applicate ai problemi dettati dalle trasformazioni in atto sul piano economico, sociale e culturale. Ritornando alla riflessione iniziale, il principale punto di forza su cui insistere a difesa del diritto all’autonomia, consiste proprio nel ribadire il senso comunitario su cui essa si fonda, avendo il coraggio di attualizzarlo e di riaffermarlo. Un senso di comunità, dunque, basato non su richiami nostalgici rispetto al passato, bensì investendo con fiducia sulle proprie doti morali e civiche, sulle proprie eccellenze, al fine di incrementare ancor più i risultati ottenuti e farne il punto di appoggio per i progetti e le prospettive di futuro.

Nel mezzo vi è la consulta per il nuovo Statuto, i cui lavori partiranno a breve. Si tratta di un passaggio cruciale per il futuro del Trentino. Il tavolo dell’Autonomia e della Consulta seguirà tali lavori passo dopo passo, costituendo un punto di osservazione privilegiato degli incontri della Consulta. Sarà inoltre un luogo per discussioni e approfondimenti, con particolare attenzione al rafforzamento dell’Autonomia, al nuovo ruolo della Regione, alle riforme dei Comuni, alle Comunità di valle, alla questione sempre attuale della partecipazione.

Siamo davanti a sfide mai affrontate prima; occorre prendere consapevolezza del fatto che questo è il tempo delle scelte, il tempo di un Trentino Coraggioso.

Che la fase attuale sia decisiva per il futuro dell’Autonomia è ormai evidente a tutti. E’ altrettanto evidente che da questo momento in poi è chiesto al PATT un supplemento di impegno. Il riferimento è su tre pilastri decisivi.

Il primo pilastro riguarda la revisione dello Statuto di Autonomia, la legge di emanazione costituzionale che governa il nostro sistema di autogoverno, una sorta di “libretto di istruzioni”.

Il secondo pilastro riguarda lo scenario dei rapporti con lo Stato. E’ alle porte il referendum costituzionale.

Il terzo pilastro, non meno importante, riguarda l’impegno che il nostro Partito deve mettere in campo a supporto del progetto euroregionale (in questo momento la Presidenza del Gect dell’Euregio è in capo al Trentino), nel rafforzamento del ruolo di Trento e Bolzano sul piano europeo (a Strasburgo e Bruxelles, ma anche nel progetto di macroregione alpina – questa sì ambiziosa e fondata – dove proprio il Gect Euregio, a fronte di decine di regioni europee coinvolte, ha assunto un ruolo di guida e punto di riferimento), ma anche, sul piano squisitamente partitico, dentro una funzione di raccordo e di guida rispetto a quella galassia di movimenti autonomisti che costellano in particolare il nord est, sempre più delusi dalla nuova parabola politica nazionale della Lega Nord che scientemente sta perdendo di vista quegli ideali originali di lotta per il federalismo e per l’autonomia delle regioni virtuose in favore di altri progetti che trovano la loro forza anche nella connivenza con movimenti nazionalisti di estrema destra.

Queste sono solo alcune delle sfide politiche sul tema dell’Autonomia rispetto alle quali il PATT e il suo Gruppo consiliare Partito sono chiamati ad intervenire.

Alla nostra classe dirigente è chiesto uno sforzo in più e ci si ricollega qui a quanto ha richiamato anche il Presidente Rossi: abbiamo il dovere di far sì che il tema del rinnovamento e del rilancio dell’autonomia sia finalmente e adesso al primo posto nell’agenda di tutte quelle realtà, politiche, sociali, culturali, che danno linfa vitale al Trentino.

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Economia e Lavoro

Per il PATT l’economia non è una mera macchina di produzione e di profitto, ma è lo strumento che garantisce ad una comunità la possibilità di vivere e di svilupparsi. Il concetto di economia non può essere pertanto abbinato alla rendita o alla speculazione, ma all’operosità, alla creatività, alla qualità e alla responsabilità individuale e collettiva. Quindi le nostre scelte politiche dovranno perseguire e far crescere questi valori nella consapevolezza che è sull’impegno e non sulla pretesa che si può costruire un futuro proficuo e durevole.

In seguito alla grave crisi economica iniziata nel 2008, il Governo nazionale ha impo¬sto un insieme di restrizioni alla finanza della Provincia Autonoma di Trento, volte a risanare le casse dello Stato. Stante la pressione fiscale, già forte, e il principio di autosufficienza – secondo il quale le Province Au¬tonome possono contare solo sui gettiti fiscali del territorio, senza ulteriori aiuti dallo Stato –, queste riduzioni hanno messo in difficoltà non solo la gestione dei servizi pub¬blici, ma anche le stesse opportunità di sviluppo dell’economia. Uno sviluppo reso più complesso dalla natura delicata della nostra configurazione orografica, che per non essere penalizzata in termini competitivi ha bisogno di condizioni idonee a rendere più efficiente e funzionale il nostro territorio.

Considerata la più che precaria situazione del debito pubblico nazionale, risulterebbe del tutto velleitario, almeno nel breve periodo, ottenere una revisione dei rapporti finanziari con lo Stato sulla base di criteri più favorevoli. Quindi, la risposta più imme¬diata e realistica è utilizzare al meglio le risorse, che rimangono consistenti, rese dispo¬nibili e più certe dal Patto di garanzia. L’ampiezza e l’eterogeneità delle competenze Statutarie e di quelle acquisite attraverso specifiche norme di attuazione, consentono di intervenire a favore della crescita economica anche in momenti congiunturali, se indirizzate opportunamente alla valorizzazione dei potenziali specifici del territorio e alle esigenze di innovazione e di sostenibilità economica e ambientale. In questa prospettiva non deve essere sottovalutata la capacità di recuperare, attraverso for¬me creative di reperimento di risorse, anche europee, i mezzi finanziari necessari per promuovere nuove imprese a carattere fortemente innovativo, in particolare in ambiti ecocompatibili e aperti all’iniziativa dei giovani. Il tutto tenendo conto che le risorse, proprio perché ridotte, necessitano di un insieme di impieghi coraggiosi e mirati, con l’obiettivo di rendere il territorio più efficiente, più attrezzato, più capace di attirare investimenti e di valorizzare il marchio Trentino, come garanzia di qualità e di genui¬nità.

Per quel che riguarda l’efficienza, la partita principale è quella delle infrastrutture. Fino ad oggi la Provincia Autonoma di Trento ha fatto passi avanti notevoli soprattutto per la realizzazione delle infrastrutture più tradizionali: in particolare quelle viabilistiche ed energetiche. Per il futuro l’obiettivo dovrà spostarsi sulle infrastrutture che non portano persone e merci, ma informazioni: quindi fibre ottiche e reti telematiche. Sono queste le frontiere più importante per ridurre le distanze e per connetterci con il mondo sul terreno, oggi forse più aperto e promettente, dell’informatica nelle sue molteplici e cangianti soluzioni tecnologiche. Accanto alle infrastrutture è necessario intervenire anche sui comportamenti dei soggetti privati e pubblici. Un insieme di impieghi che deve tener conto della necessità di superare la frammentazione delle iniziative eco¬nomiche per entrare in un’ottica di rete, per le aziende, e di sistema, per le politiche di sviluppo. Un’ottica che deve tenere conto che l’allocazione delle risorse non può av¬venire in modo indifferenziato, bensì in considerazione delle tipicità, dei punti di forza o di debolezza delle diverse aree, valorizzando il merito ed eliminando inefficienze e sprechi.

Un’ultima, condizione importante per consentire alle nostre imprese la piena valorizzazione delle proprie potenzialità è disporre di una pubblica amministrazione efficiente e capace di essere essa stessa motore di sviluppo. Una prospettiva, questa, che nonostante gli sforzi compiuti non ha ancora raggiunto i livelli necessari per ga¬rantire quel di più, in termini di efficienza, di efficacia e di attenzione al cittadino o a qualunque altro utente, indispensabile per dare al territorio un significativo vantaggio competitivo rispetto ai nostri più diretti competitor.

Una delle principali finalità del Tavolo “Economia e Lavoro” è quella di uscire dai confini del Partito Autonomista Trentino Tirolese aprendo il dibattito anche e soprattutto a personalità esterne al partito, alla cosiddetta “società civile”, coinvolgendo nel processo di definizione delle priorità d’azione personalità dell’ambito produttivo, del mondo accademico, del sistema associativo e di tutti gli stakeholder attivi sul territorio provinciale.

L’analisi e le conseguenti proposte del Tavolo non possono prescindere dalla presente congiuntura economica, che nel corso degli ultimi anni – a causa della cosiddetta crisi finanziaria internazionale - ha registrato una contrazione della ricchezza prodotta in Trentino, con conseguente sofferenza dei livelli occupazionali e parallelo saldo negativo nel numero delle imprese attive sul territorio provinciale. Inoltre, anche la finanza pubblica ha risentito di tali effetti negativi, con una sostanziale riduzione del bilancio provinciale che ha determinato (e determinerà in futuro) un più accorto e razionale utilizzo dei fondi pubblici a sostegno dell’economia e del lavoro.

Le due tematiche oggetto di studio del Tavolo “Economia e Lavoro” rappresentano ambiti davvero estesi e per certi versi onnicomprensivi di tutto il sistema produttivo della nostra Provincia. Quindi nel corso dei lavori – al fine di non disperdersi nel mare magno dei due macro argomenti - si è cercato di focalizzare l’attenzione dei partecipanti su alcuni dei temi considerati più rilevanti di altri, ciò senza la pretesa di fornire una lista tassativa e completa delle priorità da porre in atto per il rilancio dell’economia e dell’occupazione in Trentino. Per tale motivo, si è infatti ipotizzato che i lavori del Tavolo “Economia e Lavoro” possano trasformarsi da temporanei a permanenti, sia per poter allargare le ipotesi di studio e le relative proposte in materia, sia per svolgere una duplice funzione di “barometro” dell’economia trentina e di “antenna” delle istanze del sistema produttivo del territorio. In estrema sintesi, quindi, il “Tavolo Economia e Lavoro” - oltre a fornire con il presente documento alcuni spunti di riflessione per il rilancio dell’economia provinciale - si pone l’ambizioso obiettivo di svolgere una funzione di “trait d’union” tra la società civile e il governo provinciale, una sorta di “cassa di risonanza” delle istanze del sistema produttivo trentino.

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Salute e Welfare

Per il PATT la dimensione sociale e comunitaria è l’ “anima” del Trentino, il prodotto del suo passato, del suo presente e delle speranze che danno forza al suo futuro. Per questo il “modo” con cui si formano le aggregazioni sociali e comunitarie è il punto di partenza della nostra visione politica, del nostro essere Autonomisti. Un “modo” che deve fare i conti con i mutamenti profondi che scuotono il nostro sistema di convivenza: dalla consistente crescita del numero di anziani alla situazione precaria dei giovani, dall’impoverimento di fasce ampie di popolazione ai problemi di composizione multietnica, dalla riduzione delle risorse pubbliche destinate al welfare alla necessità di mantenere alta la quantità e la qualità dei servizi erogati. Sono tutte sfide che richiedono la massima attenzione e il massimo impegno, perché il benessere della “gente”, o se preferiamo dire del popolo, non è per noi un valore negoziabile.

Il sistema di welfare Trentino è riuscito nel corso degli anni ad attuare importanti forme di protezione sociale. Si pensi al “Reddito di Garanzia”, volto a tutelare le fasce più povere della popolazione e unico esempio di provvedimento in tal senso in tutta Italia, oppure alle misure di politica attiva e passiva del lavoro, o a quelle di protezione del diritto allo studio e alla salute. Di straordinario valore è anche l’insieme di servizi dedicati alla persona, in particolare alla popolazione anziana non autosufficiente, realizzati anche in collaborazione con il volontariato sociale, che rappresenta uno dei nostri massimi motivi di orgoglio. Nel suo complesso, il welfare trentino costituisce un sistema all’avanguardia, che trova un corrispettivo di efficienza soltanto nei Paesi più evoluti del nord Europa.

Tuttavia, questi buoni risultati non devono farci abbassare la guardia, anzi ci devono spingere ad investire di più perché i mutamenti in atto ad ogni livello, l’impatto della società pluriculturale, l’invecchiamento della popolazione, l’impoverimento di fasce ampie di società, per effetto del mutamento degli equilibri economici globali, metteranno a dura prova il sistema e la sua sostenibilità finanziaria.

Innanzitutto è indispensabile supportare con misure adeguate chi non ha un diretto contatto con il mondo del lavoro, venendo così meno al carattere universalistico dell’assistenza. Rischio che ritroviamo anche dove il diritto all’assistenza è legato alla categoria di appartenenza anziché alla condizione di bisogno e che, inevitabilmente, produce scarsa equità sociale. Inoltre è necessario evitare che i beneficiari di interventi di welfare non versino in un effettivo stato di necessità, come nel caso di soggetti che non lavorano per scelta e non per reali condizioni di impossibilità. Infine va coraggiosamente ripensato l’intero sistema, per renderlo compatibile con la riduzione delle risorse pubbliche, senza compromettere la quantità e la qualità dei servizi erogati. Tutte esigenze che richiedono, in tempi brevi, una adeguata risposta sia a livello pubblico che di cittadinanza.

Questo significa prendere atto con coraggio, che la crisi economica, e quindi finanziaria, è destinata a perdurare e che per non tagliare i servizi è necessario renderli meno costosi e capaci di soluzioni che ne mantengano comunque alti i livelli qualitativi. Un obiettivo che può essere raggiunto certamente razionalizzando e innovando i modelli organizzativi, ma anche, e non è una sfida da poco, distinguere con criteri chiari, razionali e condivisi, chi è o non è in stato di necessità. Più efficienza e più equità sono le condizioni che potranno consentire al sistema di welfare Trentino di rispondere al carattere di universalità, ossia garantire effettivamente a tutti i soggetti che si trovano in una condizione di bisogno, indipendentemente dalla categoria di appartenenza, di poter accedere alle misure previste per far fronte alle loro specifiche esigenze, senza sprechi o opportunismi oggi non più accettabili.

Come metodo di lavoro, all’interno del tavolo sono stati costituiti dei piccoli sottotavoli che si sono occupati ognuno di un tema in particolare, in modo che ogni componente, per la sua competenza, potesse produrre un documento finale da condividere con tutto il gruppo. I temi trattati sono stati in particolare la salute a 360 gradi, quindi dall’alimentazione, agli anziani, ai giovani, poi gli ospedali e infine, ma non per importanza il vasto tema del volontariato, il tutto in perfetta asse con il nuovo Piano Provinciale della Salute.

Il sistema ad oggi è in continua evoluzione, sia per il particolare momento che stiamo vivendo dal punto di vista economico-sociale sia per la restrizione delle risorse finanziare che stanno portando la Provincia ad effettuare tagli e accorpamenti di servizi.

Con quest’ottica si è cercato di avanzare proposte concrete, che non andassero a cozzare con le leggi provinciali esistenti, ma che cercassero di dare nuovi spunti e nuovi stimoli ai nostri amministratori. L’obiettivo è comunque quello di formare un tavolo permanente di monitoraggio di questo progetto; il Piano Provinciale della Salute è sicuramente lo strumento guida per portare avanti il lavoro appena iniziato.

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Istruzione e Cultura

Per il PATT investire in istruzione e cultura è l’unico modo per “alimentare” moralmente, civicamente ed economicamente le nostre comunità. Una “alimentazione” che dobbiamo saper curare in ogni età della vita e in ogni ambito della nostra convivenza. L’istruzione e la cultura sono infatti i mezzi attraverso cui si forma e si rigenera la nostra identità e si costruiscono gli ingredienti del nostro essere in ogni ambito: dai giovani che vanno adeguatamente preparati al difficile ingresso nella vita attiva, agli adulti che devono sostenere e presidiare il nostro sviluppo sociale ed economico; dai politici che hanno la fondamentale e delicata responsabilità di governare la nostra Autonomia agli amministratori che li devono supportare tecnicamente e operativamente.

Il nostro sistema scolastico può a pieno titolo essere considerato di ottimo livello, un punto di forza su cui investire il futuro dei giovani e con loro del Trentino. All’alto livello qualitativo della scolarizzazione e dell’istruzione secondaria e universitaria, si aggiunge anche il notevole pregio di detenere la quota più limitata, all’interno del Paese, di giovani che non studiano e non lavorano.

È evidente che, specie in un momento come questo di continui cambiamenti nel tessuto sociale, è importante capitalizzare i risultati raggiunti e impegnarsi al massimo per affrontare le sfide del nuovo, adottando strategie di alto livello specie in quelle aree dove è possibile attuare un ulteriore sviluppo. In questa prospettiva va riconosciuto il valore del progetto sul trilinguismo, fortemente voluto dal presidente Rossi, una chance in più per i nostri giovani.

Un ulteriore campo in cui è indispensabile investire, facendo leva sulle competenze provinciali in materia di scuola, è lo studio dei principi di cittadinanza attiva, ossia un ampliamento del concetto di educazione civica. Questo deve avvenire puntando su due registri, solo apparentemente lontani tra di loro. Il primo riguarda la conoscenza della specificità trentina, storica, culturale e istituzionale, e delle caratteristiche paesaggistiche del suo territorio.

Il secondo riguarda la necessità di inserire nelle scuole tematiche quanto mai attuali, in particolare l’integrazione multiculturale, facendo leva, sia sui diritti che sui doveri di una cittadinanza attiva e responsabile. Altre tematiche di estrema importanza toccano poi la necessità di potenziare la funzione del sistema scolastico come ponte con la vita attiva, favorendo quindi l’orientamento e l’accompagnamento nei delicati passaggi tra scuola e lavoro e tra scuola e università.

Tutto questo deve essere realizzato in stretta collaborazione con il ricco e stimolante sistema culturale, sia nella sua componente pubblica, dai musei alle biblioteche, dalle istituzioni culturali agli archivi, sia nella sua componente privata, con le molteplici e variegate anime dell’associazionismo e del volontariato. Un sistema che va potenziato, sul piano quantitativo e qualitativo, orientato all’educazione permanente e chiamato ad un grande sforzo di razionalizzazione nel comune segno della capacità di fare rete, di conquistare nuovo pubblico, soprattutto nelle fasce meno recettive, di realizzare economie di scala e di differenziare le fonti di finanziamento.

Solo in questo modo, con una azione congiunta e sinergica tra scuola e cultura, sarà possibile dotare il Trentino di un capitale umano sempre più qualificato e in grado di affrontare le sfide poste dai continui processi di innovazione e internazionalizzazione, valorizzando al meglio le proprie doti personali, ma senza rinunciare al patrimonio culturale e identitario che ci caratterizza.

In un mondo sempre più interconnesso e globalizzato, nel quale le nuove tecnologie permettono contatti rapidi ed in tempo reale, la conoscenza, la cultura e l’istruzione hanno un valore fondamentale per il benessere delle persone e delle comunità e per la crescita economica della società e degli Stati.

La società della conoscenza, intrisa di valori quali quelli della democrazia e della libertà, della cooperazione e della tolleranza – nonostante tensioni, focolai di violenza e conflitti talvolta disastrosi – è la prospettiva verso cui si sta incamminando il mondo intero. E, d’altra parte, “fare dell’Europa l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo” è la direzione di marcia della stessa Unione Europea.

In un contesto di questo tipo, quale funzione possono svolgere la conoscenza, la cultura e l’istruzione in una piccola terra quale il Trentino, dove vivono poco più di cinquecento mila abitanti, in un quadro istituzionale profondamente informato ai principi di un compiuto autogoverno e di una matura autonomia legislativa? Il Trentino, assieme all’Alto Adige/Südtirol, gode infatti di una Autonomia Speciale che è il frutto di molte battaglie e di un lungo percorso storico, non sempre riconosciuto e valorizzato fino in fondo. E nella storia il destino di questa “terra tra i monti” è sempre stato quello di essere una terra a cavallo tra mondo italiano e mondo tedesco, a stretto contatto con la cultura mitteleuropea la cui impronta profonda rimane uno dei nostri elementi connotativi.

Con una popolazione nella stragrande maggioranza italofona – a parte le preziose minoranze linguistiche ladine, mochene e cimbre –, il Trentino ha intessuto, accanto ad altri rapporti, relazioni secolari con l’area culturale tedesca nel contesto storico tirolese, ponendosi nell’ambito di una cultura alpina che accomuna le aree dei diversi insediamenti di popolazioni al di qua e al di là del Brennero. La prospettiva culturale che ci deriva quindi dalla nostra storia è quella di continuare ad essere un luogo di confronto e di collaborazione, un “ponte” tra popolazioni con lingue diverse ma culture e valori molto simili. E questo in un contesto sociale ed economico dove vi sono anche nuovi cittadini immigrati, che portano nuove culture e diverse concezioni del mondo, con nuovi diritti e doveri di cittadinanza. L’identità di questa comunità trentina – in un mondo dove Internet ed i social-network permettono, in particolare (ma non solo) alle giovani generazioni, l’appartenenza ad una pluralità di comunità, reali o virtuali che siano – è profondamente connaturata con la nostra Autonomia Speciale, la quale, per le sue competenze statutarie, ci permette di agire, per molti aspetti, come un vero e proprio Land, in grado di autogovernarsi.

La prospettiva da assumere dovrebbe quindi essere quella del glocal, dove globale e locale si intrecciano, dove c’è una grande apertura a quanto di meglio accade nel mondo ed al tempo stesso una forte consapevolezza delle proprie radici, dove c’è un preciso senso del limite ed un’ampia disponibilità ad imparare da tutti, assieme ad una giusta fierezza ed orgoglio rispetto al percorso intrapreso.

E la necessità di riaffermare e legittimare quotidianamente l’autonomia di questa terra, così profondamente legata all’Alto Adige/Südtirol, comporta per tutti il dovere di attenersi ad una ben precisa “etica della responsabilità”, il che significa sentirsi responsabili, per il presente e per le generazioni future, del destino di questa nostra speciale forma di autogoverno.

Far conoscere ed amare, in particolare alle nuove generazioni, le caratteristiche della nostra autonomia, implica agire, con equilibrio e lungimiranza, sul piano della conoscenza, della cultura e dell’istruzione.

E questo rapporto con la dimensione autonomistica – con una vision ispirata ad un preciso senso di comunità, che pur si declina nelle differenti specificità territoriali proprie del Trentino – deve significare, al tempo stesso, grande attenzione verso l’esterno, capacità di decentrarsi e di mettersi in gioco, curiosità intellettuale e volontà d’intraprendere, senso critico, libertà ed autonomia personale.

Questa prospettiva straordinaria, ricca di senso e di significato, si pone, prioritariamente, sul piano della cultura e della formazione; e richiede un forte protagonismo da parte di tutti, il sentirsi partecipi, in prima persona, delle scelte e delle vicende di questa comunità provinciale.

Tutto ciò dentro un percorso storico inedito che è quello dell’unità europea, cioè dentro un progetto che – dopo le tragedie delle due guerre mondiali del secolo scorso, combattute soprattutto per responsabilità degli Stati europei – mira a realizzare una nuova statualità europea, post-nazionale e cosmopolita, democratica e federale.

E in questa logica diventa essenziale la costruzione dell’Euregio, partita formalmente nel 2011, la quale è un grande obiettivo strategico che interpreta al meglio la vocazione europeista di questa terra ed è un progetto sociale, politico ed istituzionale, che richiederà l’impegno di più di una generazione.

Cultura e formazione sono quindi gli ambiti privilegiati e decisivi per pervenire ad una matura società della conoscenza e nella prospettiva di riuscire a vincere le sfide, di portata storica, che riguardano il presente ed il futuro dell’intera comunità trentina.

Il lavoro prodotto dal tavolo raccoglie idee e spunti di riflessione che saranno utili per poter lavorare in futuro su temi che rivestono un’importanza strategica fondamentale. Perché investire sulla cultura e sulla formazione non vuol dire solamente dotare un territorio dei mezzi necessari per affrontare le sfide del futuro. Sappiamo bene che la cultura è strettamente intrecciata con il tema dell’identità; e l’identità altro non è che lo sguardo di cui ci dotiamo per guardare e vivere il mondo. Senza cultura e senza formazione finiremmo schiacciati in un eterno presente, senza possibilità di capire e apprezzare il nostro passato, ma anche senza possibilità di immaginare e costruire il futuro.

Puntare sulla cultura vuol dire stimolare il tessuto sociale ad essere fino in fondo comunità, attraverso la riscoperta delle tradizioni e del senso d’appartenenza, la capacità di tessere relazioni, il saper mettere a valore il territorio, i suoi saperi e le sue risorse umane.

Per questo in tutte le politiche pubbliche degne di questo nome, cultura e formazione, intesa soprattutto come dotazione degli strumenti per affrontare le nuove sfide, meritano un ruolo di primo piano.

Pensiamo, ad esempio, come tutto questo si intrecci con il lavoro: un territorio che esprime al meglio le proprie vocazioni è sicuramente un territorio in grado di creare nuove opportunità per i giovani. Per i quali, a loro volta, diventa fondamentale conoscere le lingue come il poter usufruire di una formazione di alta qualità. Sotto questa luce, si comprende meglio l’importanza del progetto per il trilinguismo e quello per il potenziamento dell’autonomia scolastica, per il miglioramento dell’offerta formativa e la valorizzazione di tutti coloro che vi operano secondo criteri di merito e di trasparenza.

Sono solo alcuni esempi, ma che rendono bene l’idea dell’innesco rappresentato dalla cultura e dalla formazione per la crescita e lo sviluppo del nostro territorio, per la riscoperta del suo passato, per pensare e vivere il futuro.

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Territorio e Infrastrutture

Per il PATT il territorio è il corpo vivo in cui l’Autonomia trova la sua anima e il suo senso primo. Da sempre l’amore per l’ambiente, per il paesaggio, per il verde delle valli, il fascino raccolto dei paesi, la suggestiva vitalità delle città costituiscono l’habitat ideale in cui è cresciuta la nostra gente ed è maturata la nostra identità. Un habitat che dobbiamo saper conservare nella sua genuinità, ma anche commisurare ai bisogni di sviluppo delle nostre comunità. Conciliare e non contrapporre tutela e sviluppo, facendo del territorio il luogo della “natura ospitale”, è il progetto politico di ogni vero Autonomista.

Il territorio costituisce non solo una grande risorsa economica e sociale, ma è anche il simbolo identitario di coloro che vi abitano, lavorano e vivono. Un’identità che si fonda sul passato, sulla storia che ha portato il Trentino alla conquista della sua autonomia e alla sua specificità culturale. Il nostro territorio, dunque, non è definibile semplicemente facendo riferimento al paesaggio, alle montagne, alle vallate, ai laghi e fiumi, ma anche considerandolo nella sua duplice interazione con un passato ancora vivo, fatto di tradizioni che si sono tramandate di generazione in generazione, e con un presente in continua evoluzione, fatto anch’esso di persone con le loro visioni e con un sistema aperto che ormai ci rende, a tutti gli effetti, parte del mondo.

Un’apertura di sguardo che, specie nelle nuove generazioni, richiede la capacità di connettersi attivamente e consapevolmente con i repentini cambiamenti dovuti all’evoluzione delle tecnologie, dei mezzi di comunicazione e delle esigenze di convivenza dettate dai processi di immigrazione e di globalizzazione.

In questo contesto, fortemente cambiato, sorge prepotente la necessità di ripensare al territorio, innanzitutto nell’ottica di salvaguardarlo dal degrado urbanistico e dai problemi di inquinamento, rendendo ancora più avvertita la consapevolezza che non è una risorsa illimitata e, pertanto, che non può essere sfruttato indiscriminatamente. Va quindi concepito come un bene comune da proteggere, amare e rendere disponibile nella sua bellezza e ricchezza per le generazioni a venire, come sottende la riforma urbanistica da poco approvata. In secondo luogo, rilanciandone la specificità. Una specificità che non può essere ridotta semplicemente alle attività turistiche, viste come mera risorsa economica, ma che deve puntare anche a una valorizzazione culturale del paesaggio, a partire da come lo sente chi lo vive, stimolando il senso di appartenenza e di responsabilità.

La riqualificazione del territorio trentino deve quindi muoversi da un’idea di compenetrazione tra vecchio e nuovo, storia e presente, affinché, come sostenne il giornalista Aldo Gorfer, si configuri come un seme messo a germogliare perché nascano ispirazioni, vocazioni e idee per dare nuova vita e incremento a tutto il Trentino.

Con la nuova Legge Urbanistica, la Provincia ha introdotto obiettivi riguardanti la sostenibilità e la semplificazione, categorie che aprono scenari ed opportunità ad una legislazione urbanistica sincronica, che responsabilizzi la nostra classe dirigente e che dovrà accompagnare e modulare i fattori di sviluppo e crescita della Comunità, declinandoli con il territorio ed i suoi caratteri ambientali e paesaggistici.

Allo stesso modo dovrà essere recuperata l’intuizione di infrastrutturazione del territorio con gli stessi obiettivi di crescita in termini di opportunità e qualità delle nostre vallate. Un approccio equilibrato e non fideistico alla necessità di infrastrutturazione del territorio ci permetterà di valutare con attenzione le potenzialità ed i fondamenti di sostenibilità che le accompagnano.

08-09-2016



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