KJ2 uccisa. Parla Rossi «Indignato per gli insulti»

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La voce di Ugo Rossi tradisce serenità. Come se lo sparo che sabato sera ha posto fine all’esistenza di KJ2 avesse chiuso un capitolo terribilmente complicato da gestire. Il presidente della Provincia è sollevato, e delle minacce di ogni tipo, dalle denunce penali alle manifestazioni di piazza al boicottaggio dei prodotti made in Trentino, letteralmente sorride. Ieri, Rossi ha passato la vigilia di Ferragosto tra un’intervista e l’altra, perché il «caso» KJ2 è diventato una questione nazionale e oltre (prima notizia rilanciata dalla Bbc).

Presidente Rossi, che contatti ha avuto con il ministro dell’ambiente Galletti?

«Lo avevo avvisato dell’ordinanza emessa, in occasione del Consiglio dei ministri sulla norma di attuazione in materia di lavori pubblici. Gli avevo detto che l’ordinanza riprendeva quella precedente, che non aveva avuto corso per la difficoltà a catturare e radiocollarare Kj2».

Ma quando lo ha avvisato dell’abbattimento?

«Il ministro è stata la prima autorità che ho avvertito. L’ho chiamato domenica mattina alle 8.15. Quando lo chiamo, vede il mio numero e si preoccupa sempre. Prima, ho scherzato: “Ministro, ci sono due opzioni: la chiamo per comunicarle una nuova aggressione o per l’abbattimento…”. Poi, gli ho spiegato l’accaduto».

E la sua reazione?

«Di preoccupazione per le reazioni che ci sarebbero state. Ma pure di rispetto per la scelta fatta da chi si è assunto la responsabilità giuridica dell’abbattimento, nel pieno rispetto della Direttiva Habitat e del decreto attuativo».

Galletti le ha dato garanzie sull’approvazione in Consiglio dei ministri della norma di attuazione che rafforza l’autonoma gestione del progetto orso in capo alla Provincia?

«Chiarisco. In questo caso, la norma di attuazione non c’entra. Quella presa per KJ2 è una decisione che avrebbe potuto prendere un sindaco, per ragioni di sicurezza. L’ha presa il presidente della Provincia, perché l’orso si sposta da un comune all’altro. Quanto alla norma di attuazione, il ministro ha anticipato che darà un suo parere. prima di portarla in approvazione. A noi darebbe modo di applicare la Direttiva Habitat in misura totale, attraverso la rimozione o la cattura, indipendentemente dal pericolo, in caso l’orso si avvicini troppo ai centri abitati».

Aspettative?

«Il ministro deve fare le sue riflessioni di carattere politico, poi ci darà il suo parere. È probabile che ci proponga un testo più blando della norma. Noi abbiamo già tentato la via di interloquire tecnicamente con l’Unione europea. Ma la Ue ci dice che per l’applicazione diretta in Trentino della Direttiva Habitat si deve passare attraverso lo Stato. Se da Roma non ci daranno il via libera, dovremmo muoverci a livello politico in ambito Ue, anche attraverso l’europarlamentare Dorfmann».

Poche speranze dal Governo?

«Il ministro sa che è un tema delicato e tiene un profilo di prudenza: lo posso capire. In ballo non c’è solo la norma di attuazione, per risolvere il problema. In gioco è l’interpretazione della Direttiva Habitat. Dice che l’orso è una specie protetta, ma non lo è più in certe occasioni, che non è una specie protetta a prescindere. E ciò è anche una questione culturale».

L’onorevole Michela Vittora Brambilla, presidente del Movimento animalista, la accusa di «animalicidio».

«Mi piacerebbe andare a vedere di che materiale sono fatte le sue borsette griffate, o le sue scarpe. Francamente, queste persone come la Brambilla che si fanno sentire solo nelle occasioni in cui c’è da gestire una problematicità, fanno sorridere».

Cosa intende dire?

«Che se fossero così amiche degli orsi, si darebbero da fare per convincere il governatore della Liguria, che tra l’altro è di Forza Italia, quello del Piemonte, quello della Lombardia, quello del Veneto e quello del Friuli Venezia Giulia, ognuno per sé, a fare in modo che veramente sulle Alpi ci possano essere orsi dappertutto. Io invito la Brambilla a muoversi in Parlamento. Così, invece che avere 50 orsi in Trentino, ne avremmo 150 sulle Alpi, distribuiti tra le regioni. Ma nessuno di coloro che si stracciano le vesti si muove in questa direzione».

Nessuna preoccupazione per le minacce, allora.

«Nessuna. L’altro giorno, a Storo, hanno eliminato un cinghiale che faceva danni ai campi. La stessa cosa fanno in Toscana, in Emilia… Ma non ho sentito schiere di animalisti parlare di “anime” degli animali. L’orso, evidentemente, evoca una tenerezza che tutti associamo ai nostri orsi di peluche. Del cinghiale, del tasso o della martora nessuno si preoccupa. Invito tutti gli animalisti a fare una petizione al ministro e ai governatori, e ad aiutarci a fare in modo che questo bellissimo progetto venga gestito su tutta l’area delle Alpi. Così, poi, Maroni e Calderoli si metteranno d’accordo: non so quanto Maroni sarebbe d’accordo se proponessi a Calderoli di mettere qualche orso nel Varesotto. Ripeto: ho preso una decisione in scienza, coscienza e col buon senso. La coscienza dice che prima vengono le persone, poi gli animali. E vedere dietro le sbarre un animale selvaggio abituato a fare decine di km ogni giorno, mi interroga su quale sia la crudeltà più grande. Certo, se lo consideriamo un orsetto di peluche …»

Presidente, perché tutta questa riservatezza sul luogo e le modalità di abbattimento di KJ2?

«È accaduto tra il Cornetto e Cima Verde, versante Valle dei Laghi, sotto il Doss d’Abramo. Ma non serve dire altro. Perché non serve andare a metterci una croce. Poi, lei sa bene che in Trentino non si tiene nascosto nulla: mica siamo in Venezuela! E non vogliamo mettere in difficoltà i ragazzi della forestale che si sono fatti un mazzo in queste settimane, e sabato sera hanno agito con le lacrime agli occhi».

Intervista al quotidiano l’Adige del 15/08/2017

15-08-2017



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